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| I DISCHI DI TAORMINA la ricostruzione di un caso del lontano 1954 che non finisce mai di sorprendere Di Salvatore Foresta (Centro Italiano Studi Ufologici) |
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Il caso noto come "la foto dei dischi di Taormina", ha sempre riservato sorprese nel corso degli
anni. In realtà non tanto per la spiegazione del caso in se stesso (è ormai assodato che la foto è un falso e che i due oggetti che caddero quel giorno sul litorale messinese erano due palloni sonda), ma quanto per la curiosità e le domande riguardanti la realizzazione della foto. Fino al 1998 si sapeva poco del caso. Curiosamente infatti, la foto era più conosciuta all'estero
che in Italia e, benché il parere degli studiosi più seri era unanime nel ritenerla frutto di un
fotomontaggio, non mancavano coloro che continuavano a presentarla come se quelli ritratti fossero veri ufo. Non si conosceva con precisione nemmeno la data,
venendo essa variamente collocata tra la primavera e l'autunno del 1954.
Attraverso quel poco che la stampa locale e nazionale aveva scritto, il 19 novembre del 1954, |
| Nessuno però pubblicò la foto e quindi non c'era nemmeno la certezza che quest'ultima fosse
collegata al fatto, o se invece si trattasse di qualche altro caso. Comunque, il presunto avvistamento che, stando alle fonti giornalistiche estere, aveva provocato scalpore nella popolazione, finì per essere subito dimenticato. Nonostante le ricerche di Giuseppe Stilo (lo storico del CISU), molte domande rimanevano
senza risposta, come ad esempio chi fosse Giuseppe Grasso che la rivista statunitense "Look"
indicava come l'autore della foto, e da dove essa avesse tratto alcune
dichiarazioni pubblicate ad egli imputate; Nel 1998 Stilo ha chiesto, nonostante i tanti anni ormai trascorsi, se qualcuno degli ufologi
siciliani si impegnasse per cercare di fare chiarezza sui tanti punti ancora oscuri di questa
vicenda. Proprio per tale motivo, però, non intendeva spingere oltre la confidenza, fornendo il nome del
giornalista che per così dire si era prestato al gioco, essendo questi ancora in attività. La cosa sembrava sul momento finita là, ma un colpo di fortuna aprì nuovi squarci. Infatti,
poche settimane dopo, Io e Antonio Rampulla trovammo presso l'archivio su
microfilm della sede catanese della Biblioteca Regionale Universitaria, copia del
"Giornale dell'Isola" (un quotidiano filo-monarchico dell'epoca), che in data 20/11/54
pubblicava un ampio servizio sul caso dei "dischi" avvistati a Taormina da centinaia di persone,
che senza dubbio costituiva la vera fonte primaria della celebre foto, pubblicata appunto in
prima pagina. Completavano l'articolo le foto di una giovane ragazza, indicata come la
figlia di uno dei due "eroi" che avevano recuperato il "disco volante", e quella di un'altro
anziano pescatore, anch'egli testimone dell'evento. Grazie al ritrovamento di dell'articolo è stato infatti possibile chiarire una volta per tutte la data dell'evento (il 19 novembre 1954), ed il fatto che le fotografie dei "dischi di Taormina" sono da identificarsi con il caso narrato dai quotidiani italiani dell'epoca, e riportato dalla sezione ufologia fiorentina nel secondo volume della serie "UFO in Italia" (con fatti e dinamiche comunque distorte rispetto alla versione scritta dal Caruso). Qualche mese dopo il ritrovamento dell'articolo, siamo riusciti a rintracciare il giornalista
Angelo Caruso, che era ancora in attività (come aveva gia detto Ragonese) e, preso contatto
con lui, lo abbiamo intervistato riuscendo così a ricostruire la dinamica dei fatti. Quest'ultima foto in particolare fu scattata presso il Comando della Guardia di Finanza di Santa Teresa di Riva (Messina), dove a conclusione dell'incontro, senza che lo chiedesse, il maresciallo della stazione, Tesoro, gli disse che poteva pure portarselo via, perché loro non sapevano che farne. Senza farselo ripetere due volte, Caruso accettò l'invito e rientrò alla
redazione del giornale con l'insolito trofeo che andò mostrando a tutti quelli che parlavano dei
dischi volanti come di astronavi o chissà cos'altro. Considerata la nitidezza delle varie riproduzioni della foto principale pubblicata all'estero (non
ultima la copertina del libro di Aimè Michel), riteniamo quasi con certezza che Grasso riuscì a
piazzare all'estero le sue fotografie, non potendo pensare che sia stata usata una stampa non
di prima generazione. Qualche tempo dopo, un nostro collaboratore individua il luogo dove venne scattata la celebre
foto: Piazza Roma (o detta anche Piazza Municipio) a Giardini Naxos. Compiuta questa operazione nel proprio studio, nel pomeriggio si reca al
Giornale dell'Isola, dove lavora il Caruso con il quale ha da tempo instaurato un rapporto
privilegiato, e, come ha già fatto altre volte in passato, gli offre le fotografie che, come
sappiamo, saranno pubblicate l'indomani insieme al reportage del giornalista. L'indagine pareva fermarsi qui. Restava solamente l'idea di recarsi a Giardini Naxos per
cercare gli eventuali eredi del Grasso. A causa di impegni vari e altri fattori che si incontrano
nel corso della vita di ognuno di noi, questo tentativo è stato fatto da me e Rampulla soltanto
diversi anni dopo. Sia il giornalista che l'ex impiegato non sapevano evidentemente la storia che c'era dietro la
foto. Con la speranza che fosse la volta buona, tramite il giornalista autore dell'articolo,
abbiamo incontrato l'ex impiegato per spiegargli tutta la storia e vedere la diapositiva. A questo punto siamo costretti a fermarci qui nell'attesa di qualche altra novità. E, come scritto all'inizio, pur non nutrendo seri dubbi sull’origine degli oggetti osservati nel corso dell’avvistamento (sicuramente palloni sonda), rimangono tuttavia alcuni interrogativi sullo svolgimento complessivo del caso. |
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